I servizi LTE dovranno, entro il 2016, generare un ricavo medio per utente (arpu) pari a 17 euro per riuscire a bilanciare il decadimento dei ricavi degli operatori mobili europei.

E’ quanto è emerso da uno studio condotto da Arthur D. Little ed Exane Bnp Paribas (E.B.P), che sottolinea come tale obiettivo sia tuttaltro che facile da raggiungere.

Un’impresa ardua

Il direttore di Arthur D.Little che ha condotto, insieme alla E.B.P tale studio, Didier Levy afferma: “Le attuali tariffe 4G sono più o meno in linea con quelle 3G. Alcuni operatori stanno applicando tariffe più alte, altri hanno detto pubblicamente che i prezzi saranno gli stessi del 3G…”. Gli analisti delle 2 società inoltre sostengono che nell’arco di tempo compreso tra il 2012 e il 2016 il tasso di crescita del settore sarà del – 1,8%.

Levy ha poi aggiunto che le ragioni alla base di questo fenomeno sono in primo luogo un’eccessiva sovraccapacità della rete ed una fortissima concorrenza nel settore.

Una via d’uscita

L’analista della A.D.L ha auspicato, come soluzione per uscire da questa difficile situazione, di rifarsi all’esempio delle telco USA che hanno adottato un piano tariffario valido per più dispositivi.

“I piani dati condivisi” conclude Levy “stanno incoraggiando un comportamento positivo da parte degli utenti. Mi piacerebbe accadesse anche in Europa”. Attualmente l’unico operatore ad aver adottato un modello  simile a quello statunitense è Teliasonera in Svezia. Esso però è destinato a rimanere solo ancora per poco: infatti, il 23% degli abbonati di Verizon e il 10% di AT&T (American Telephone and Telegraph Incorporated) hanno sottoscritto un piano tariffario di questo tipo.

 

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