L’ormai noto scandalo Prism, oltre a compromettere seriamente i rapporti diplomatici tra vecchio e nuovo continente, rischia anche di danneggiare il mercato europeo del gigante statunitense At&t; ciò è dovuto all’ostracismo di Francia e Germania, la cui cancelliera Angela Merkel ha più volte sostenuto di essere stata spiata. E’quindi possibile che l’ambizioso progetto dell’azienda di entrare in Vodafone Group possa essere oggetto di ulteriori verifiche. A sottolinearlo è il Wall Street Journal, che tra l’altro ha anche evidenziato la proficua collaborazione fornita da At&t nella raccolta di dati sulle altre potenze. Inoltre, sempre secondo l’autorevole giornale finanziario, le probabilità, allo stato attuale, di una sinergia tra il colosso americano e Vodafone Group sono molto basse, a causa appunto dello scandalo(ribattezzato Datagate), ancora troppo recente, del risentimento della Merkel e del clamore mediatico che ne è conseguito; è esemplificativo che il portavoce di At&t si sia trincerato dietro un secco “No comment”. logo At&t

Un interesse mai celato

Del resto che At&t strizzasse l’occhio al mercato europeo è cosa risaputa. Durante un suo viaggio in Europa, svoltosi ad ottobre, il Ceo Randall Stephenson ha affermato: “L’europa ha il potenziale per essere incredibilmente eccitante”, aprendo di fatto all’opportunità di investire in attività di telefonia mobile, al giusto prezzo e qualora se ne presenti l’opportunità. “Inoltre” ha aggiunto Stephenson “devono esserci delle politiche coerenti sulle frequenze in modo da offrire condizioni più interessanti per le aziende che operano nel wireless. Aziende come At&t hanno bisogno di rassicurazioni sul fatto che le politiche pubbliche siano favorevoli agli investimenti sulle reti che hanno bisogno di aggiornamenti per l’evoluzione a lungo termine e per l’LTE”.

Modificare le regole sulle licenze

Stephenson ha inoltre ribadito la necessità di dare agli operatori la possibilità di controllare grandi porzioni di territorio per lunghi periodi, al fine di stimolare e realizzare investimenti sulle reti che siano validi anche in futuro. C’è poi il problema derivante dal fatto che taluni paesi offrono contratti di licenza della durata di 10-12 anni contro i 30 degli USA, al termine dei quali rimettono all’asta tali frequenze a dei nuovi operatori. Ciò rende difficoltosa la creazione di una rete pan-europea, dal momento che ogni paese vende diverse parti di spettro in base ai propri criteri. Il Ceo comunque si auspica che i regolatori smettano di riservare le frequenze soltanto ad una tecnologia specifica, come è avvenuto nel caso del 3G, dando così modo alle aziende di avere una maggiore elasticità per poter utilizzare lo spettro come meglio credono.

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