Aste frequenze 4G-LTE: rischio estorsioni



A lanciare l’allarme è il sito internet Policy Tracker, riportando le parole del Ceo di T-Mobile Austria Andreas Bierwirth: “La gara per le frequenze 4Gè stata una vera e propria estorsione”. Il malcontento di Bierwirth si riferisce al fatto che gli operatori austriaci di telefonia mobile hanno appena speso più di 2 miliardi per lo spettro di cui necessitavano. images

Aste esose

Del resto, il problema dei costi esorbitanti delle gare per l’acquisizione delle frequenze 4G, non è un fenomeno circoscritto solamente all’Austria; a Taiwan ad esempio, 6 operatori hanno pagato più di 4 miliardi per 270 Mhz per le bande 700,900 e 1800; Chunwa Telecom ha invece sborsato 1 miliardo di dollari solamente per accaparrarsi un singolo blocco di 2×15 Mhz nei 1800 Mhz. In Lettonia invece il garante  dell’Authority ha appena annunciato i risultati del dividendo digitale, risalente a 2 settimane fa, invitando a paragonare l’incasso percepito, circa 4,7 miliardi, con quello della confinante Lituania, di 2,3 miliardi.

Possibili rimedi

A questo punto, visto l’andamento delle gare di frequenza spettri di mezzo mondo, si pone un interrogativo: i vari operatori sborsano cifre esorbitanti per le aste perché è il mercato della domanda a volerlo, oppure perché i governi lucrano sullo spettro per rimpinguare le loro casse? Si è cercato di rispondere al dilemma nel recente convegno sulle frequenze tenutosi a Roma. Il presidente dell’Agcom di Taiwan ha affermato che le offerte fatte da non operatori sono la vera ragione del calmieramento dei prezzi; per il garante dell’Authority dell’Austria invece, gli alti prezzi sono dovuti alla qualità e all’efficienza delle frequenze. In questo turbinio di prezzi salati, è lodevole in tal senso l’iniziativa presa dall’UE, il cui pacchetto Tlc prevede delle aste “sincronizzate”, che permettono di mantenere un prezzo base, in questo periodo merce assai rara per il mondo delle frequenze LTE. E’ bene inoltre ricordare che nei giorni scorsi Telekom Austria ha dovuto affrontare un’altra questione, quella riguardante l’aumento delle quote dell’operatore di telefonia mobile messicano America Movil, di proprietà del magnate Carlos Slim, che detiene un rapporto di partnership con essa, e che attualmente ha una quota del 23% delle azioni. I messicani si sono sempre dimostrati ottimi partner.”, ha dichiarato il chief executive di Telekom Hannes Amersreiter “Una cosa che ritengo non faranno è agire in modo ostile. Penso sia un’ipotesi da escludere”. Ametsreiter ha poi concluso dicendo di non sapere se America Movil intenda realmente aumentare le quote all’interno dell’operatore austriaco.

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4G: Lo scandalo Datagate rallenta l’approdo di At&t in Europa



L’ormai noto scandalo Prism, oltre a compromettere seriamente i rapporti diplomatici tra vecchio e nuovo continente, rischia anche di danneggiare il mercato europeo del gigante statunitense At&t; ciò è dovuto all’ostracismo di Francia e Germania, la cui cancelliera Angela Merkel ha più volte sostenuto di essere stata spiata. E’quindi possibile che l’ambizioso progetto dell’azienda di entrare in Vodafone Group possa essere oggetto di ulteriori verifiche. A sottolinearlo è il Wall Street Journal, che tra l’altro ha anche evidenziato la proficua collaborazione fornita da At&t nella raccolta di dati sulle altre potenze. Inoltre, sempre secondo l’autorevole giornale finanziario, le probabilità, allo stato attuale, di una sinergia tra il colosso americano e Vodafone Group sono molto basse, a causa appunto dello scandalo(ribattezzato Datagate), ancora troppo recente, del risentimento della Merkel e del clamore mediatico che ne è conseguito; è esemplificativo che il portavoce di At&t si sia trincerato dietro un secco “No comment”. logo At&t

Un interesse mai celato

Del resto che At&t strizzasse l’occhio al mercato europeo è cosa risaputa. Durante un suo viaggio in Europa, svoltosi ad ottobre, il Ceo Randall Stephenson ha affermato: “L’europa ha il potenziale per essere incredibilmente eccitante”, aprendo di fatto all’opportunità di investire in attività di telefonia mobile, al giusto prezzo e qualora se ne presenti l’opportunità. “Inoltre” ha aggiunto Stephenson “devono esserci delle politiche coerenti sulle frequenze in modo da offrire condizioni più interessanti per le aziende che operano nel wireless. Aziende come At&t hanno bisogno di rassicurazioni sul fatto che le politiche pubbliche siano favorevoli agli investimenti sulle reti che hanno bisogno di aggiornamenti per l’evoluzione a lungo termine e per l’LTE”.

Modificare le regole sulle licenze

Stephenson ha inoltre ribadito la necessità di dare agli operatori la possibilità di controllare grandi porzioni di territorio per lunghi periodi, al fine di stimolare e realizzare investimenti sulle reti che siano validi anche in futuro. C’è poi il problema derivante dal fatto che taluni paesi offrono contratti di licenza della durata di 10-12 anni contro i 30 degli USA, al termine dei quali rimettono all’asta tali frequenze a dei nuovi operatori. Ciò rende difficoltosa la creazione di una rete pan-europea, dal momento che ogni paese vende diverse parti di spettro in base ai propri criteri. Il Ceo comunque si auspica che i regolatori smettano di riservare le frequenze soltanto ad una tecnologia specifica, come è avvenuto nel caso del 3G, dando così modo alle aziende di avere una maggiore elasticità per poter utilizzare lo spettro come meglio credono.

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Fibra ed LTE; le grandi telco rilanciano la sfida in Italia



In Italia è tempo di grandi novità in tema di reti a banda ultralarga fissa e mobile, fibra e LTE; è il caso di 2 colossi delle telco, Telecom e Vodafone. Altre grandi aziende invece focalizzeranno i propri sforzi sull’uno o sull’altro elemento(fibra e LTE). Fastweb si concentrerà sulla fibra, ambito nel quale può essere considerato come un vero e proprio precursore. Wind e 3Italia invece si daranno battaglia per l’LTE, proponendo una copertura di rete inferiore rispetto agli altri 2 giganti, ma a prezzi decisamente più bassi di quelli attuali. logo LTE

La situazione attuale

Telecom Italia ha, allo stato attuale, ampliato il suo piano di copertura in fibra; per ora copre 30 città, che a dicembre diventeranno 33. Per il 2014 poi, molte città saranno totalmente coperte, nelle altre invece fornirà circa il 50%di copertura. L’obiettivo è quello di coprire 125 città entro il 2015, ossia circa il 35% della popolazione. Il colosso delle telco per ora propone il Vdsl2 a 30/Mb, non offrendo, per ora, velocità maggiori (costituisce un’eccezione Milano, dove Telecom ha una velocità di 100 Mb). Fastweb invece offre regolarmente i 100 Mb in 7 città coperte, a cui se ne aggiungeranno altre 7 entro fine 2013, ed ulteriori 7 nel 2014. Tra l’altro, è doveroso sottolineare che, Fastweb rappresenta il primo operatore europeo a raggiungere questa velocità su rete Vdsl2.

Gli altri operatori

Vodafone ha in serbo grandi progetti:”Il gruppo Vodafone in occasione dell’accordo con Verizon ha annunciato che attraverso il piano “Spring” destinerà circa 8 miliardi per accelerare gli investimenti organici. Non sono stati ancora comunicati i dettagli per paese, ma certo, potremo potenziare la qualità delle nostre reti sia mobili che fisse”, afferma il direttore strategie di Vodafone Gianluca Pasquali, il quale aggiunge poi che “l’Italia è un mercato molto importante per il gruppo Vodafone. Infatti ha appena investito circa 3 miliardi per acquistare il 23%di Vodafone Italia in mano agli americani ottenendone il pieno controllo. Al momento”, conclude Pasquali “stiamo lanciando pilot in alcune città (Roma, Torino) dove stiamo sperimentando le nostre tecnologie”. Per quanto riguarda invece Wind, riguardo il lancio sul mercato di un’offerta, entro la fine di dicembre, sul 3g senza alcun incremento di prezzo rispetto a Telecom e Vodafone, così si è espresso il direttore della Business Unit Consumer and Sme di Wind Valerio Marra;”Le tariffe arriveranno a dicembre e saranno le stesse del segmento “all inclusive”, traffico voce e dati, attualmente in vigore, senza alcun aumento di prezzo”. Marra ha poi proseguito affermando;”Wind ha già attivato da alcuni mesi i servizi delle nuove prestazioni LTE in aree ritenute particolarmente strategiche, quali gli aereoporti di Fiumicino, Linate, Malpensa, Orio al Serio, Venezia, Bologna, Catania, la fiera di Rho, il Politecnico di Milano, l’università La Sapienza di Roma e altre strutture cruciali presenti su territorio nazionale. Nel 2014 la copertura della rete LTE sarà attiva almeno in 18 primarie città italiane”. Infine, grossi progressi si attendono anche da 3Italia, che per ora copre solamente Roma, Milano e Acuto. “Stiamo aprendo nuovi siti a Bologna, Treviso, Bolzano, Caserta, Firenze, Napoli, Salerno e Venezia, dove completeremo progressivamente la copertura entro la fine dell’anno. In parallelo stiamo portando l’internet mobile veloce in altri piccoli centri, località spesso non raggiunte dalla banda larga fissa ma popolate da tante piccole realtà imprenditoriali, a forte vocazione turistica e artigianale, che grazie all’Internet veloce possono dare nuovo impulso al loro business” fanno sapere gli analisti dell’azienda. Per il mese prossimo 3Italia garantisce la copertura LTE di numerose località, Quali Vipiteno, Mapello, Castel Arquato, Borgio Verezzi, Sabbioneta, Dozza, Chiusa, Montefalco, Spello, Locorotondo e Scilla, individuando invece per l’anno prossimo la copertura dei principali capoluoghi italiani.

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LTE, il monito del Parlamento Ue: “problemi con l’agenda digitale”.



Un recente studio, realizzato su iniziativa della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento Europeo e ratificato da 3 importanti società di consulenza(TNO, Rand Europe e Wik-Consult), ha focalizzato l’attenzione sul problema della connettività dei vari servizi pubblici in Europa, evidenziando il grande ritardo, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di e-government (il governo internet), che si svolge all’interno delle frontiere. A tal proposito in tale studio vengono illustrate tutta una serie di iniziative per migliorare la ricezione di tutti quei servizi che sono accessibili ovunque ed in ogni momento (i cosidetti servizi “ubiqui”). logo UE

Poche infrastrutture

Gli analisti delle società di consulenza che hanno condotto lo studio, hanno indicato tra le cause preminenti della limitata accessibilità dei servizi, l’estrema penuria di infrastrutture per quanto riguarda la banda larga mobile ultra-veloce; in particolar modo quando si è in viaggio in aree distanti dalle grandi città, la copertura della rete risulta debole o del tutto assente. E sempre secondo tali analisti, nonostante “l’agenda digitale annoveri tra i suoi temi centrali la diffusione e la velocità della banda larga, non comprende alcun obiettivo esplicito in relazione alla disponibilità e la penetrazione dei servizi per il mobile”.

Puntare di più sul mobile

“Qualora l’Europa adotti obiettivi sulla banda larga mobile”, concludono gli analisti “essi dovranno essere meglio specificati. Ed inoltre dovranno conferire la dovuta attenzione ai costi d’implementazione che potrebbe variare in funzione del modo in cui gli obiettivi sono particolareggiati”. Tra l’altro puntare di più sul mobile sarebbe di grande importanza, poiché avverrebbe in un momento in cui sembra ormai impresa ardua raggiungere il 100% di banda larga per tutti entro fine 2013. Ciò in larga parte è dovuto al digital divide, “cliente fisso” di vaste zone rurali e dei nuovi stati membri dell’UE. Aumentare la soglia di attenzione nei confronti della nuova piattaforma dell’LTE vorrebbe dire usufruire di servizi pubblici che richiedono un consumo di banda limitato. Per quanto riguarda poi l’e-government, lo studio condotto ha sottolineato la notevole presenza di paesi europei ai primi posti nella speciale classifica stilata dalle nazioni unite (tra questi vi sono Estonia e Olanda). Se tuttavia a livello nazionale si vanno registrando costanti miglioramenti, è all’interno delle frontiere che la situazione appare delicata, ciò nonostante nel corso degli anni la Commissione abbia varato diverse iniziative nel settore sanitario, della giustizia e dell’identità elettronica. “Occorre riconoscere con onestà” si legge nel rapporto “che l’impiego di servizi d’e-government con una dimensione europea ha sin qui fatto scarsi progressi. Il nodo centrale della questione rimane la stratificazione del mercato digitale, fenomeno a cui la commissione sta tentando di mettere un argine attraverso il regolamento “connected continent”.

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LTE: costi eccessivi per le Tlc del Regno Unito



Ai carrier britannici i costi della nuova piattaforma LTE potrebbero diventare esosi. Se infatti la proposta avanzata dall’Ofcom, il regolatore del mercato delle telecomunicazioni, dovesse andare a buon fine, tutti i più importanti operatori di telefonia mobile UK (Vodafone, O2 di Telefonica, EE e 3 UK, della multinazionale cinese Hutchinson Whampoa) si troverebbero dinanzi ad un aumento di cinque volte superiore delle tariffe per l’utilizzazione dello spettro dei 900 MHz e dei 1800 MHz, vale a dire le frequenze che adoperano per i vari servizi le piattaforme 2G, 3G ed ora anche LTE. La proposta presentata da Ofcom dovrebbe essere attuata già a partire dal 2014. logo Ofcom

Una proposta che fa discutere

Gli operatori mobili ovviamente non hanno preso bene la proposta avanzata dal regolatore delle telecomunicazioni; l’aumento delle tasse infatti è piuttosto notevole, finendo con l’avere una grande incidenza se si considera che esso va ad aggiungersi ai massicci investimenti richiesti dalle nuove reti LTE, col concreto rischio che i vari costi aggiuntivi ricadano interamente sulle fatture che i clienti pagano ogni mese al loro operatore per i servizi mobili. Allo stato attuale i carrier inglesi annualmente sborsano circa 24,8 milioni di sterline per lo spettro dei 900 MHz e 39,7 milioni di sterline per i 1800; se la proposta di Ofcom dovesse passare, si troverebbero a pagare 138,5 milioni di sterline l’anno per i 900 MHz e 170,4 milioni di sterline per i 1800. Suddividendo la quota per ogni singola azienda di telecomunicazioni, Vodafone vedrebbe la sua quota da pagare salire a 83,1 milioni (da 15,6) e lo stesso sarebbe per 02; EE, che oggi paga 24,9 milioni di sterline, passerebbe a 107,1 milioni di sterline, mentre H3G da 8,3 milioni ne pagherebbe 35,7.

La difesa di Ofcom

“Deve esserci un equilibrio tra tariffe per le licenze da un lato e gli investimenti in reti 4G dall’altro, che sono cruciali e che sia aziende che consumatori richiedono per far crescere l’economia britannica. La proposta di aumentare le licenze per lo spettro mobile arriva mentre noi operatori siamo tutti impegnati in pesanti investimenti per il roll-out del 4G e ci colpisce in maniera eccessiva”, fanno sapere da EE. Dal canto suo Ofcom (pesantemente criticata anche dal governo inglese dopo l’esito dell’asta per lo spettro LTE svoltasi nel febbraio scorso in quanto i guadagni sono stati nettamente inferiori ai pesanti investimenti effettuati) ha motivato la propria decisione facendo sapere che essa si rifà ad una precedente direttiva di Londra, ratificata nel dicembre 2010, per la revisione delle tasse per le bande dei 900 MHz e 1800 MHz, affinchè rispecchino fedelmente il reale valore di mercato. Ofcom ha inoltre precisato di aver calcolato il pieno valore di mercato dello spettro analizzando le somme pagate nell’asta LTE inglese, comparando le somme offerte nelle aste per lo spettro degli altri paesi e valutando le potenzialità tecniche e commerciali delle bande di spettro della Gran Bretagna  

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LTE, Stephenson: “L’Europa ha un grande potenziale”



Randall Stephenson, CEO di At&t, è finalmente uscito allo scoperto, dichiarando l’interesse del gigante americano per l’Europa. “L’Europa ha il potenziale per essere incredibilmente eccitante” ha dichiarato Stephenson. logo At&t

Un interesse reale

A riprova di ciò va detto che già nelle scorse settimane il CEO dell’azienda statunitense aveva mostrato la disponibilità ad acquistare, qualora si fossero presentate al giusto prezzo, attività di telefonia mobile nel vecchio continente. Ma per far si che tutto questo avvenga, Stephenson pretende che ci siano “delle politiche coerenti sulle frequenze in modo da offrire condizioni più interessanti per le aziende che operano nel wireless”. “Aziende come At&t” continua il CEO “hanno bisogno di rassicurazioni sul fatto che le politiche pubbliche siano favorevoli agli investimenti sulle reti che hanno bisogno di aggiornamenti per l’evoluzione a lungo termine e per l’LTE”.

Modificare le licenze sulle frequenze

Stephenson ha inoltre spiegato che sarà necessario un vero e proprio processo di restyling per quanto riguarda le regole sulle licenze delle frequenze; gli operatori devono avere la possibilità di poter controllare ampie porzioni di territorio per lunghi periodi di tempo, alfine di stimolare la realizzazione di investimenti sulle reti che siano validi anche in futuro. Alcuni paesi offrono delle licenze valide per circa 10-12 anni, (a differenza di quelle degli USA, che arrivano a 30), rimettendo poi in vendita le proprie licenze una volta scaduti i contratti. Questo rende molto più problematica la possibilità di costruire una rete pan-europea, considerando appunto che ogni paese può vendere diverse parti di uno spettro, ognuno in base ai propri criteri. Stephenson infine, ha sottolineato che l’Europa ha assoluto bisogno di un mercato all’interno del quale gli operatori possano scambiarsi liberamente parti di spettro, rivolgendosi inoltre ai vari regolatori, affinchè essi non riservino più le frequenze solamente ad una tecnologia specifica, come è avvenuto nel caso del 3G, dando così l’opportunità alle aziende di conservare una certa elasticità per poter utilizzare lo spettro in base alle loro esigenze. Intanto, secondo l’autorevole quotidiano olandese De Telegraaf, At&t sarebbe in trattative con un altro colosso, America Movil, per attuare una sinergia che permetta di entrare nel mercato europeo. I colloqui, attualmente in atto, verterebbero in maniera preminente su chi dovrà operare in un determinato paese.

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4G LTE: al via entro fine anno le nuove reti in 87 paesi



Secondo uno studio condotto da Infonetics Research, azienda specializzata nello studio del mercato delle telecomunicazioni a livello internazionale, per la fine del 2013 è prevista la realizzazione di ben 248 reti commerciali della nuova piattaforma LTE in 87 paesi. Da tale studio inoltre emerge il fatto che colossi come Eriksson, Huawei ed Nsn sono considerati il top per quanto riguarda la produzione di apparecchiature 4G/LTE, seguite a breve distanza da Alcatel/Lucent.

2G e 3G: per ora niente switch-off

Il sondaggio condotto da Infonetics è stato realizzato intervistando 21 carrier e vari operatori di tutte le parti del mondo; Emea (Europa, Medio Oriente, Africa), Asia-Pacifico, Nord America e America Latina, dove le implementazioni LTE hanno già avuto luogo, o sono previste per l’inizio del nuovo anno. Oltre a ciò sono però anche emerse alcune problematiche che le telco hanno comunque messo in preventivo, come la migrazione della voce all’LTE e il roaming LTE. “Per questo” fanno sapere da Infonetics “non aspettiamoci perciò una dismissione totale delle reti 2G e 3G nel breve periodo”. Vi è inoltre da rilevare un frequente utilizzo di apparecchiature tecnologiche, come ad esempio macrocelle, micro celle, picocelle e metrocelle sia nelle reti LTE che 3G. Per quanto concerne invece l’impulso dato alle implementazioni della nuova piattaforma, le telco hanno ravvisato la possibilità di alzare i piani tariffari dei vari abbonamenti in cambio dell’offerta di nuovi servizi; questo al fine di “rientrare” della spesa sostenuta per aver investito nelle nuove reti.

Un rapido sviluppo

Un altro recente studio, condotto da Dell’Oro Group, società di ricerche specializzata nei settori industriali del networking e delle telecomunicazioni, si è soffermato invece sul rapido sviluppo avuto dalle implementazioni LTE; da tale studio si è evinto che il mercato delle attrezzature Ran (Mobile radio access network), LTE crescerà di oltre il 20% l’anno per i prossimi 5 anni. “Sebbene le reti commerciali LTE siano in fase di implementazione in più di 70 paesi” riferisce un portavoce della società “è importante ricordare che più dell’80%della base installata di abbonamenti LTE del mondo risiede in appena 3 nazioni. In molte altre parti del mondo ci troviamo ancora agli albori della transizione verso il 4G. Intanto per gli early adopters dell’LTE, il passaggio dalla fase in cui si pensa alla copertura a quella in cui si cerca un miglioramento della performance e il potenziamento della capacità sarà molto più veloce che all’epoca del 3G e farà da traino a costanti investimenti in attrezzature LTE in molti dei mercati avanzati”. Dell’Oro ha infine aggiunto che i tassi di crescita più alti derivanti dai ricavi delle attrezzature Ran-LTE si registreranno soprattutto in Europa e in Asia-Pacifico.


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4G-LTE: At&t mette nel mirino l’acquisto di Vodafone



Il gigante statunitense delle telecomunicazioni AT&t, ha come obiettivo a breve termine quello di una rapida espansione oltreoceano. Per fare ciò però deve tenere conto di alcune problematiche, come ad esempio gli intoppi burocratici, l’elevato costo derivante dal fare business in Europa e il quasi immobilismo i con il quale i governi si muovono sulle frequenze. A rilevare tutte queste difficoltà è Craig Moffett, fondatore della società di ricerche MoffettNathanson.

logo At&t

Vodafone all’orizzonte

Tra l’altro, l’espansione europea di At&t si troverebbe dinanzi ad un mercato stratificato, dove l’attenzione al prezzo è elevatissima e dove, per il momento, i governi tendono ad ostacolare la nascita di un’unica rete regionale. “Non ci sono sufficienti vantaggi economici, chi ci ha provato lo ha imparato a sue spese”, ha affermato Moffett. Il progetto del colosso statunitense sarebbe quello di far valere la propria esperienza per la costruzione di reti di quarta generazione negli USA e portare il suo “marchio” in Europa, dove, l’adozione di servizi ultra-veloci, potrebbe dare un impulso notevole all’aumento del consumo di dati. I piani di At&t rimangono ancora “ufficiosi”, anche se il CEO dell’azienda Randall Stephenson, durante una conferenza stampa ha elencato gli aspetti positivi e negativi del processo di espansione pocanzi sottolineato. “Il mercato del mobile Internet non è ancora decollato in Europa, ma evolverà molto rapidamente”, ha fatto sapere Stephenson. Tra i progetti “ufficiosi”non esposti ancora pubblicamente da At&t, ci sarebbe anche l’acquisto di una grande compagnia europea, nella fattispecie Vodafone, il cui valore di acquisto si aggira intorno ai 130 miliardi di dollari. Tuttavia, bisogna procedere con prudenza: “Se At&t sbaglia i suoi calcoli sul boom del mobile Internet in Europa e il mercato europeo resta complesso, At&t potrebbe presto trovarsi in difficoltà a far quadrare i conti e pagare il dividendo ai suoi azionisti. Questo dovrebbe far riflettere”, ha affermato Moffett.

Percorso ad “ostacoli

I vari analisti inoltre, come ulteriore ostacolo ai progetti di espansione di At&t, hanno posto l’attuale regolamentazione europea, con norme frammentate e più intransigenti rispetto agli Stati Uniti. I regolatori hanno inoltre anche imposto un tetto massimo alle tariffe che i vari operatori di telefonia mobile possono far pagare ai concorrenti per l’uso della rete, ed alle tariffe per roaming e piani dati. I carrier, è doveroso sottolineare, sono alle prese anche con i paletti posti dall’antitrust in caso di sinergia delle reti all’interno dello stesso paese.

Tuttavia, in caso di accordo tra i 2 operatori telefonici presenti in Germania, E-Plus e O2, si creerebbero i presupposti per un importante processo di stabilità e di consolidamento. Ciò tra l’altro è stato fatto notare anche dal Ceo di Orange Stephane Richard.

Secondo gli analisti della società di servizi finanziari Ubs John Hodulik, l’acquisto di Vodafone permetterebbe ad At&t di subire un’importante metamorfosi in quanto la “internazionalizzerebbe”, a differenza di oggi, dove essa è solo ed esclusivamente una compagnia americana. Ma il rischio di riuscita dell’operazione è notevole; “At&t potrebbe pensare che comprare Vodafone le porti la luce fuori dal tunnel”, fa sapere Hodulik, “ma un accordo per acquisire i rimanenti asset di Vodafone non è affatto esente da rischi”.

 

 

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Frequenze LTE: a novembre il via in Belgio all’asta per le frequenze



Il 12 novembre prossimo la Bipt del Belgio (il garante dell’Authority, in pratica l’equivalente della nostra Agcom), darà l’avvio alla gara per l’assegnazione delle frequenze negli 800 Mhz destinate alla nuova piattaforma 4G. logo LTE

I colossi delle Telco disertano

Le modalità per iscriversi alla gara sono iniziate il 14 agosto scorso, e le iscrizioni sono tuttora al vaglio dell’Authority, che l’8 ottobre annuncerà i nomi delle aziende partecipanti. Con tutta probabilità prenderanno parte all’asta Belgacom, Mobistar e Base. Telenet invece si autoesclusa dalla lista dei candidati, non avendo mai realizzato una infrastruttura(pur avendo la licenza per il 3G). Al momento, e la cosa desta una certa sorpresa, rimangono fuori anche i cosidetti “pezzi grossi”della telefonia come ad esempio Vodafone. Durante la gara verranno messe all’asta 3 licenze di 2×10 Mhz, ciascuna con un prezzo di partenza di 120 milioni di dollari e della durata di 20 anni. L’azienda che uscirà vincitrice dalla gara avrà il compito, improbo, di fornire a tutti i cellulari del Belgio un traffico dati che sia al passo con quelli del resto d’Europa.

Un’asta da “aggiudicarsi”

Che in Belgio ci si sia mossi con abissale ritardo rispetto alle altre nazioni, è confermato anche dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy, il quale, nel corso del recente workshop svoltosi a Cernobbio, ha candidamente ammesso: “A casa mia il 4G non c’è”. Chi si aggiudicherà la gara per le frequenze LTE dovrà obbligatoriamente coprire il 98%della popolazione col segnale 4G, vale a dire la quasi totalità del territorio. Gli operatori attualmente attivi in Belgio (quelli dotati di reti 2G) dovranno coprire il 30%della popolazione entro 2 anni, il 70%entro 4 e il 98%entro 6 anni. Si tratta come si può ben capire, di una sfida ardua, resa tale anche in considerazione del fatto che lo stato belga è interamente coperto dalla rete 2G; occorre quindi mettersi al passo coi tempi.

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4G: Huawei si aggiudica l’asta LTE in Danimarca



Importante colpo messo a segno da Huawei; il colosso cinese si è infatti aggiudicato un’importante commessa di circa 4 miliardi di corone danesi (circa 711 milioni di dollari) indetta dall’operatore di telefonia mobile danese Tdc, sottraendo tale commessa alla rivale Eriksson.

Un accordo esclusivo

L’accordo, della durata di 6 anni, prevede che Huawei sarà la sola azienda a costruire la nuova rete LTE Tdc: un portavoce della società ha inoltre fatto sapere che le varie attività danesi vedranno la nascita di 200 posti di lavoro aggiuntivi. Tale accordo prevede inoltre la fornitura di apparecchiature LTE, nonché la gestione operativa del network.

Pesanti investimenti

E’ bene inoltre sottolineare che, mentre Eriksson si occupava della gestione della rete Tdc in Romania, Huawei focalizzava i suoi sforzi al trasferimento del proprio centro operativo in Danimarca, fregiandosi inoltre di avere tra i propri clienti in Europa Vodafone, Telefonica e Deutsche Telekom. Negli ultimi anni gli investimenti europei effettuati da Huawei sono stati massicci. Il piano di sviluppo si è infatti articolato in 13 centri sparsi per tutto il continente: Svezia, Finlandia, U.K., Francia, Germania, Belgio, Irlanda e Italia. Il punto nodale degli investimenti si è concentrato in maniera preminente sulla costruzione di nuovi laboratori R&D (Research and Development) e mira all’assunzione di 5.500 persone nei prossimi 5 anni. Durante un incontro svoltosi di recente e che ha visto anche la partecipazione del nostro Premier Enrico Letta, il presidente di Huawei Yafang Sun ha parlato degli investimenti fatti dalla sua azienda, accennando anche all’intenzione, da parte di Huawei, di voler continuare ad investire anche in Italia:

“Grazie alla sua economia aperta, alla sinergia con le istituzioni centrali e locali e alla presenza di un ecosistema storicamente favorevole allo sviluppo del settore dell’Ict, l’Italia è tra i primi mercati a livello europeo e mondiale per Huawei e costituisce un’area strategica e di elevata importanza nel suo sviluppo”. Confermiamo il nostro impegno a investire e a collaborare con le istituzioni, le università e le aziende locali” ha detto Sun.

“Huawei” ha poi proseguito il numero uno del colosso cinese “sta collaborando attivamente allo sviluppo della rete fissa a banda ultra-larga e alle reti mobili LTE di quarta generazione in Italia, al fine di favorire la rapida digitalizzazione dei servizi pubblici e un considerevole risparmio in termini di tempi e risorse. E’nostra intenzione proseguire la collaborazione con il governo italiano per contribuire attivamente allo siluppo economico del paese…. Intendo inoltre ringraziare formalmente” ha concluso Sun “il governo italiano e le istituzioni per il costante supporto che hanno offerto all’azienda in questi anni, con l’auspicio di poter proseguire questa ottima collaborazione anche in futuro”.

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